Il Verona ha ricordato ad entrambe le milanesi un paio di luoghi comuni che ogni tanto fa piacere riportare alla luce, soprattutto se - una volta tanto – a nostro favore. Primo, la partita finisce quando arbitro fischia. Secondo, esiste una giustizia nel calcio! Non ci stavo proprio a perdere una partita del genere, contro un Milan mediocre e dopo aver preso una rete a dir poco rocambolesca (fallo in attacco, doppio rimpallo sfavorevole, Benussi a terra a cercare le lenti oculari e 2 difensori non in grado di respingere la palla sulla linea di porta). Ma parliamoci chiaro: non fosse per la sciagurata scianghetta da dietro di Jankovic che ha causato il rigore rossonero e il tiro inverosimile di Mexes, quando mai il Milan avrebbe fatto 2 gol? Solo tanto e sterile possesso palla rossonero. Qualcosa non quadrava: nel primo tempo, nella medesima posizione, Ionita aveva trovato pronto Diego Lopez. E poi la strepitosa traversa di Tachtsidis, suggello massimo della frustrazione gialloblu, proprio come quel rigore di Toni respinto da quel fenomeno di Handanovic. Ero già pronto a giustificarmi a fine gara: bel Verona, ma sfortunato, quando tutto è stato messo al suo posto da Juanito e Nico Lopez. Che azione: lancio di Obbadi, il primo, in mezzo a 3 difensori, ha spizzato di testa il pallone lanciando il secondo nello scatto decisivo per il diagonale vincente. Palla flebile all'angolo, lenta e profonda come un colpo di fioretto, irraggiungibile come il destino. Un urlo liberatorio, in mezzo a decine di tifosi milanisti attoniti e sconsolati, prolungato fino all'ultima sconclusionata punizione di Honda.
Il Verona ha trovato serenità, si vede. La società ha lavorato molto bene nel momento peggiore della crisi. Il non cambiamo niente fino al termine ha tolto alibi e ridato fiducia al mister. Non è un caso che abbiamo fermato la Roma, schiantato il Cagliari in casa sua, contrastato alla pari un Milan alla disperata necessità di punti. Mandorlini ha finalmente trovato la quadratura, con i recuperi di Ionita e Sala, e ora anche il consenso del campo.
A proposito del tecnico gialloblu e di luoghi comuni: a San Siro ha perfino sfatato l'etichetta di allenatore senza fantasia. Sempre fedele al suo 4/3/3, lo ha reso creativo e funzionale all'avversario. Stentavo a credere. In avanti ha invertito la fascia abituale di Juanito e Jankovic, consegnando il primo a Bonera ma limitando effettivamente le incursioni di Antonelli a sinistra. Non fosse per l'ingenuità in occasione del rigore, Bosko stava ripetendo la bella prova di Cagliari. Dietro poi ha piazzato Pisano a sinistra e arretrato Sala (a mio avviso il migliore in campo con Tachtsidis) scatenandolo sulla destra, padrone assoluto della fascia. Anche Pisano ha tenuto benissimo, annullato Cerci e Honda e mostrato di essere nettamente migliore di Brivio ed Agostini. Oddio, Brivio ed Agostini: quando penso che quel ruolo è stato coperto da gente come Marangon, Sirena, De Agostini, Falsini, Pusceddu, Vanoli mi vengono i crampi allo stomaco... Al centro però soffriamo ancora: con Marques e Rodriguez non sei mai sufficientemente sicuro che arrivino bene sul pallone, alle qualità dell'avversario devi sempre aggiungere il contributo del loro fattore c. Però è andata bene così. Solo Menez ha tenuto un pò in allarme Moras e compagni, Pazzini invece, molto più statico e isolato di Toni, verrà ricordato solo per il liscio incredibile davanti al portiere.
Marzo è un mese bizzarro per il campionato. Le squadre forti sono impegnate su più fronti (campionato, coppe europee, coppa Italia) e hanno bisogno di far girare gli uomini tra un infortunio e un obiettivo stagionale da conseguire in fretta. Quelle più deboli invece cercano di mettersi in fretta al riparo e lottano col coltello tra i denti. I calciatori infine cercano di mettersi in luce per spuntare rinnovi o giocarsi qualche piazza importante. L'anno scorso, sazi per quello che avevamo fatto vedere a novembre e dicembre, in questo periodo siamo incappati in 4 sconfitte consecutive (Parma, Inter, Samp e Cagliari) sprecando di fatto ogni opportunità verso mete più ambiziose. Oggi, molto più lontani in classifica (-11 punti) siamo però in grado di offrirci al Napoli meno vittima sacrificale di quello che si possa pensare. Un altro bel luogo comune da sfatare.
Massimo
Colonna sonora: Love don't leave Me waiting, Glen Hansard
Foto LaPresse